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Appunti di Chitarra – La nascita della chitarra elettrica

Appunti di Chitarra – La nascita della chitarra elettrica

Il primo pickup elettromagnetico fu inventato da Adolf Rickenbacker nel 1931, dispositivo in grado di trasformare le vibrazioni delle corde in impulsi elettrici. La Gibson nel 1935 sfornò la ES 150, la prima chitarra acustica dal suono elettrificato, che permise al chitarrista di poter suonare con gli altri membri del gruppo e farsi “sentire” anche dal pubblico. Il 1941 vide Lester William Polfus, meglio conosciuto come Les Paul, sfornare per la Epiphone la “The Log” (il ciocco, perché costruita da un unico blocco di legno: la prima semi solid). Sempre la Gibson migliorò il progetto con la ES 335TD, la prima delle chitarre jazz-rock. Solo nel 1948 ci fu l’avvento della prima, vera, chitarra elettrica “solid body”, non una chitarra acustica amplificata ma uno strumento dal corpo pieno da cui partivano impulsi elettrici che potenziavano il suono mediante un amplificatore. Nacque così la Broadcaster per opera di Leo Fender. In questo periodo si data l’inizio della musica moderna di stampo chitarristico. Ma non è proprio così, o almeno non lo è del tutto. Per quale motivo? Perché nel 1937, ben 11 anni prima di Leo Fender, Valentino Airoldi di Galliate (provincia di Novara), tecnico della Stipel (Società Telefonica Interregionale Piemonte e Lombardia) con il pallino di suonare la chitarra con gli amici inventò la prima chitarra elettrica solid-body come testimoniato dal giornale “Il Popolo – Gazzetta della sera” del 29/30 settembre 1937, che riportava, oltre alla foto di Airoldi con una strana chitarra e un mandolino a cui aveva riservato il medesimo trattamento. “Chitarra e mandolino, sono questi i due strumenti che, privi della cassa armonica, hanno il loro suono amplificato notevolmente da un apparecchio radio con cui sono collegati. L’inventore è Airoldi Valentino, di Galliate”. Aveva risolto il problema del feedback, il famigerato effetto Larsen che ancora oggi affligge molti chitarristi acustici che amplificano il proprio suono, mettendo sul manico una calamita e due bobine e allacciando i capi delle bobine alla presa phono della radio. Funzionò, quasi incredibilmente. Ma, non è la prima volta nella storia delle invenzioni, la utilizzò solo per suonare con gli amici e non la brevettò, non diffuse la notizia. Così Leo Fender, 11 anni dopo…

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